Dopo questo lavoro Ghirri ha partecipato anche alla mostra Viaggio nel viaggio in Italia organizzata da lei alla XVII triennale d’architettura, che ruolo ha avuto la fotografia dell’emiliano nel campo dell’architettura?
Ci sono state diverse Triennali che hanno coinvolto Luigi Ghirri. Nella mostra Viaggio nel viaggio in Italia, organizzata da me e Vittorio Magnago Lampugnani, durante la XVII Triennale, Ghirri fu coinvolto da me, come autore del Viaggio in Italia, un viaggio architettonico in Italia, ma l’aggettivo architettonico era taciuto.
Nella sua veste di grafico, il socio di Gregotti, Pierluigi Cerri ha ammirato Ghirri, infatti, su sua indicazione, Luigi, fece una mostra sulla Triennale di Milano, l’allestimento era di Pierluigi Cerri, il quale in seguito fece una cartella.
Diciamo che la rispondenza che ha avuto il lavoro di Ghirri nel campo dell’architettura è andata molto al di là di ogni mia aspettativa. Inoltre credo che, come sempre, un certo mito vada anche al di là del merito individuale, è un fenomeno di risonanza che sfugge alla ragione, al calcolo tipico della critica freddamente obiettiva.
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Trova che ci sia discontinuità in Ghirri tra le sue fotografie eminentemente di architettura e le “altre” fotografie?
La continuità del suo lavoro, è un altro degli aspetti da rimarcare, perché lui ha potuto fare questo senza introdurre discontinuità da un genere all’altro, se vogliamo ragionare in termini di genere. Ottima è stata tutta la ricerca sul monumentale, certo un monumentale molto annacquato, poco “grande stile” nietzschiano, un po’ anche domestico, sentimentale, però fotografato come da nessun altro fotografo di architettura. Veramente rivelatrice in questo senso è la campagna per il Touring Club, in gran parte inedita, fucina di altre sequenze e di altri libri. Sono convinto, fra l’altro, che anche applicato ad un’altra regione della terra avrebbe dato dei buoni risultati, lì ha potuto eccellere e ritrovare una dimestichezza con l’aspetto monumentale, e per gli aspetti alti della regione, senza doversi piegare ad aspetti più statici o periferici indotti dalla committenza.
Non crede che Lotus abbia avuto dei meriti in questa sorta di rinnovamento della fotografia d’architettura?
Il rinnovamento della fotografia di architettura in Lotus, non era niente di rivoluzionario, ma ha influito in tutto il campo dell’editoria specializzata, soprattutto rispetto alle scelte un po’ sicure che avevano segnato la stagione antecedente delle riviste di architettura, quale poteva essere quella di Domus con Casali, di Casabella con Basilico, la Casabella di Maldonado, quella in cui ero redattore.
In Rassegna diretta da Gregotti, ad esempio, Basilico era stimato, passivamente accolto da Gregotti, il quale lo prendeva un po’ a scatola chiusa, non aveva alcuna remora nei confronti del bravo Basilico.
E lei cosa pensa del bravo Basilico?
Basilico è stato la riscoperta del ‘900 milanese, si è mosso in questo grande campo, in quanto il ‘900 milanese, un certo Sironi, un certo Muzio, sono stati apprezzati.
La fotografia dell’industria, per quel tanto di industriale che l’architettura di per se stessa continua a conservare, è il punto estremo della modernità. Credo che Basilico sarà costretto a fotografare i computers, non col computer, anzi, forse accentuerà l’aspetto manuale e meccanico, artigianale della fotografia, però il soggetto, il “landschaft” ormai è cambiato, il paesaggio dei gasometri si trasformerà nel paesaggio di una sterminata selva di computers.
Io credo che questo per lui sarà quasi fatale e molto simbolico.
Ghirri, ancora una volta, era al di sopra di tutto questo. Gli interessavano le tematiche della digitalizzazione quali potevano essere colte in modo quasi aurorale negli anni ’80, però, di fronte a un paesaggio di computers, — penso ad un’immagine vera, recente, di Andreas Gursky, dove si vedono, forse in una banca giapponese, i lavoratori davanti a centinaia di computers -, lui avrebbe saputo come cavarsela.
Architetta e critica fotografica. Da sempre mi affascina il modo in cui gli spazi influenzano le persone e come la fotografia riesca a catturare queste emozioni. Su 2photo condivido riflessioni e analisi per aiutare i lettori a scoprire nuovi modi di guardare la fotografia contemporanea.