Oltre trenta anni fa Luigi Ghirri scriveva, in un suo articolo, di pornografia della sguardo e dello stereotipo dei turisti giapponesi che con la loro piccola macchina fotografica immortalavano tutto ciò che intralciava il loro passaggio. Dopo tutto questo tempo lo stereotipo si è globalizzato e, per fortuna o purtroppo, grazie alla digitalizzazione delle immagini e alla condivisione in tempo reale ci viene istintivo chiederci che cosa possa ancora esprimere la fotografia in questo mondo dove tutto è diventato fotografabile e svelato.
Philippe Chancel e gli eccessi di visione
Con una moltitudine di “wannabephotographer” che indagano il mondo contemporaneo, con una eccessiva proliferazione di immagini che ha invertito il ruolo classico di chi racconta una storia e di chi la ascolta, oggi sono molti di più gli autori che i lettori, la fotografia rischia di diventare, se non lo è già diventata, autoreferenziale. L’eccesso di visione ha reso più superficiale l’indagine della realtà e sempre meno vigoroso il potere personale del fotografo nel rivelare la falsificazione che si cela dietro le apparenze per cercare di portare in superficie la parte più nascosta e complicata di ciò che viene denominata cultura contemporanea.
Ma come si può oggi distinguere il valore di un fotografo, che attraverso il suo punto di vista indaga in modo serio le differenti problematiche che si propongono al suo sguardo, e la sovrabbondanza di spazzatura visiva che ci sommerge quotidianamente separandoci da quella comprensione della realtà che risulta annacquata da indagini fotografiche poco credibili e non professionali?
Philippe Chancel e l’indagine del reale
Sicuramente il lavoro del fotografo francese Philippe Chancel non rientra in quest’ultima categoria, e la sua indagine del reale è supportato da un corpus teorico, oltre che fotografico, che ci aiuta ad avere, per quanto possibile, una visione più lucida di quanto succede nelle differenti culture del mondo.
Il suo lavoro, Datazone è una sorta di work in progress che rivela il suo punto di vista sulla Corea del Nord, gli Emirati Arabi, Kabul, Port-au-Prince e Fukushima , selezionati da Chancel come paradigmi di un mondo in continua evoluzione sconvolto da eventi naturali o umani.
Questa indagine porta il fotografo a imprimere nelle proprie immagini dettagli potenti che evocano un mondo privato e che allo stesso tempo rinnovano il concetto di immagine fotografica in relazione al contenuto proposto.
Le immagini sono molto dettagliate, precise nei minimi particolari, depurate da inquinamenti stilistici o da inutili barocchismi. Gli effetti speciali sono banditi, l’esotismo e il sensazionalismo non fanno parte di questa realtà, fatta di primi piani, paesaggi, ricerca del particolare. Il reale viene “arato” da una visione oggettivante che astrae ogni tipo di post editing, le fotografie raccontano una storia che incide sul significato ultimo di immagine e del valore che essa ha nelle diverse culture.
Le foto del fotografo francese sono carta moschicida che attira a sè ogni granello di polvere, sia questa costruita dalla ripetizione monotona delle parate militari di Pyongyang, o del neocapitalismo plastificato di Dubai.
Chancel a strati scolpisce come in un bassorilievo figure che abbattono potentemente la sub cultura creata dai mass media portando in superficie la carne viva di una cultura altra che sopravvive con fatica all’antropologia della globalizzazione.
Guarda l’album di Philippe Chancel | Datazone
Autrice del Post
Architetta e critica fotografica. Da sempre mi affascina il modo in cui gli spazi influenzano le persone e come la fotografia riesca a catturare queste emozioni. Su 2photo condivido riflessioni e analisi per aiutare i lettori a scoprire nuovi modi di guardare la fotografia contemporanea.
