Il Touring Club Italiano e la fotografia
Il Touring Club Italiano nasce nel 1894, con il fine di proporre una conoscenza ampia e articolata delle bellezze naturali e artistiche dell’Italia. E’ un ente che ha sempre considerato la fotografia come “arte” autonoma dotata di una propria autorità intellettuale, attraverso il contributo di autori impegnati nello studio del territorio e del paesaggio italiano.
Nelle guide la fotografia non viene intesa come illustrazione didascalica di testi critici, ma come apparato critico autonomo in cui i fotografi cercano di proporre nuovi modelli di lettura delle regioni indagate per mezzo di una attenzione alle problematiche del territorio, e ai veloci cambiamenti che lo interessano, compresi da una diversa e rinnovata soglia culturale.
Il Touring Club italiano, ha usato e usa la fotografia come uno strumento di annotazione di viaggio attribuendole un ruolo centrale nella divulgazione della conoscenza del patrimonio artistico ed ambientale. Così, nelle due guide riguardanti l’Emilia Romagna del 1985, Luigi Ghirri nel peregrinare per la sua terra, riesce a cogliere l’Emilia da “cartolina” osservandola senza impigliarsi nella denuncia sul disfacimento ambientale e sociale della città contemporanea, senza documentare le brutture che tanto spesso ricorrono nella fotografia di paesaggio.
Luigi Ghirri e i 2 volumi sull’Emilia Romagna per il T.C.I.
Nel suo lavoro l’attenzione per l’anonimo, i vari bagni sulla costa adriatica, le vetrine del centro, i bar, ci conducono verso un mondo reale che nella fotografia sembra finto o al massimo kitsch. L’uomo è presente, ma estremamente sfuggente, quasi sempre sulla bicicletta, è sfuocato: una nuvola che attraversa la pianura perdendosi nella nebbia.
I muri si confondono con i manifesti, e i manichini con le persone. La veduta del porto di Ravenna è un rimando a Deserto Rosso di Antonioni, e le riprese delle cabine di Gabicce ci trasportano in un mondo vero, reso ancora più vero, dalla finzione fotografica.
In queste immagini molto presente è quella malinconia felliniana tipica di questa terra, e il mare visto da un fotografo di Scandiano è quasi sempre in secondo piano rispetto alla spiaggia, oppure è fotografato in inverno, lontano dai clamori estivi, richiamo, forse, ai campi coltivati della pianura padana.
Autrice del Post
Sono Vania Keller, laureata in Storia dell’Arte e appassionata di fotografia come forma d’espressione contemporanea. Su 2photo scrivo per raccontare il dialogo tra passato e presente, tra le grandi correnti artistiche e le nuove tendenze visive.